Nel cuore del Sud-Est asiatico, la Cambogia si svela come un mosaico di storia viva, giungle profonde, risaie infinite e sorrisi autentici che sembrano resistere al passare del tempo.
Se vuoi viaggiare nel Sud-Est asiatico e scoprire il suo lato più affascinante, la Cambogia è una tappa imprescindibile. Un’alba sui templi avvolti dalla giungla di Angkor? Oppure un’immersione nelle tradizioni più autentiche dei suoi villaggi e nella sua capitale rilassata, Phnom Penh?
Se è vero che la destinazione perfetta non esiste, è altrettanto vero che la Cambogia ci va davvero molto vicino.
E mentre ti lasci sorprendere dalla sua bellezza senza tempo, ricordati che viaggiare sereni fa tutta la differenza: un’assicurazione di viaggio come quella di Heymondo ti permette di esplorare la Cambogia con la libertà di pensare solo a ciò che conta davvero, vivere l’esperienza fino in fondo.
Indice
- Perché visitare la Cambogia
- I templi di Angkor Wat
- Angkor Wat all’alba
- 48 ore a Siem Reap
- Phnom Penh, la resilienza di una città
- Battambang
- Hotel sulla costa della Cambogia
- Altre cose da vedere in Cambogia
- Qual è il periodo migliore per viaggiare in Cambogia
- Quanti giorni servono per visitare la Cambogia?
- Scopri la Cambogia assicurato con Heymondo
Perché visitare la Cambogia
Viaggiare in Cambogia non significa solo spuntare una destinazione dalla lista, è aprire una porta sull’anima. Questo angolo del Sud-Est asiatico, segnato da una storia dura e allo stesso tempo profondamente toccante, ha un modo tutto suo di raccontare la resilienza umana. Qui, tra templi millenari e paesaggi avvolti dal verde, la vita rifiorisce con un sorriso sincero, anche dopo le cicatrici più profonde.
Quando il viaggio finirà, e per quello c’è ancora tempo, ti accorgerai che è difficile andarsene senza sentire che qualcosa, dentro di te, è cambiato. Forse è la calma dei monaci buddisti, avvolti nelle loro tuniche color zafferano, che camminano in silenzio come se fluttuassero tra i secoli di storia che li circondano.
O magari è la scintilla negli occhi dei bambini che corrono scalzi tra le rovine, trasformando le pietre antiche nel loro parco giochi. Oppure è semplicemente questo, la magia discreta di un Paese che non si limita a farsi visitare, ma ti accoglie con l’anima e ti sussurra che, nonostante tutto, la bellezza resiste.
Questa è la Cambogia.

I templi di Angkor Wat
Questi templi sono, molto probabilmente, l’attrazione principale della Cambogia, e anche la più famosa, ovviamente. Da secoli, queste straordinarie reliquie archeologiche attirano viaggiatori da tutto il mondo. Assistere all’alba su Angkor Wat è una di quelle esperienze che ogni viaggiatore dovrebbe vivere almeno una volta nella vita, paragonabile, per emozione, a osservare il Taj Mahal illuminato dalla luce della luna. È innegabile che la visita ai templi di Angkor faccia parte dell’immaginario di viaggio più essenziale.
Angkor Wat non è solo un tempio, ma il cuore spirituale, culturale e architettonico della Cambogia. È uno dei monumenti più impressionanti mai realizzati dall’essere umano e una testimonianza senza tempo della grandezza dell’Impero Khmer. Pochi luoghi al mondo riescono a lasciare un’impressione così profonda come Angkor Wat.
Angkor Wat, un po’ di storia
Dall’incirca dell’anno 800 d.C. fino alla metà del XV secolo, Angkor fu il cuore del vasto Impero Khmer, la cui influenza si estendeva non solo sull’attuale Cambogia, ma anche su ampie aree di quelli che oggi sono Thailandia, Laos e Vietnam. Ogni nuovo sovrano portava con sé una nuova stagione di costruzioni monumentali. E così, tra risaie e fitte giungle tropicali, decine di templi si distribuiscono intorno all’antica città fortificata di Angkor Thom, su un’area che raggiunge quasi i 400 chilometri quadrati.
Fino all’XI secolo, la religione predominante dell’impero fu l’induismo. Anche se il buddhismo conobbe un breve periodo di supremazia, l’induismo tornò a imporsi nel XIII secolo, fino a quando il buddhismo si affermò definitivamente con il declino dell’impero.
Nei templi di Angkor, entrambe le religioni hanno lasciato un segno profondo. Le elaborate sculture che raccontano episodi del Ramayana e del Mahabharata convivono con le immagini serene dei bodhisattva; gli altari che un tempo ospitavano i linga, simboli sacri del dio Shiva, oggi accolgono statue del Buddha. Le apsara, le mitiche danzatrici celesti dell’induismo, hanno superato i confini religiosi diventando un elemento centrale dell’arte sacra buddhista khmer e, ancora oggi, un vero emblema nazionale della Cambogia. I loro costumi, i copricapi elaborati e i gesti eleganti continuano a vivere nelle rappresentazioni contemporanee, soprattutto nelle danze tradizionali e negli spettacoli.

Cosa vedere ad Angkor
Se c’è un luogo al mondo in cui il tempo sembra dissolversi tra le radici di alberi secolari e le pietre scolpite da mani ancestrali, quello è Angkor. Un labirinto di templi e città millenarie, la cui vastità e il cui mistero sembrano sfidare i secoli. La verità è che servirebbero settimane per esplorare ogni angolo di questo tesoro archeologico e, anche così, resterebbero ancora segreti da scoprire. Camminare tra queste rovine non è solo un viaggio verso una meta lontana, è un cammino tra dèi, leggende e ricordi di un passato che continua a vivere in ogni pietra, in ogni radice, in ogni volto che sembra osservare dall’alto delle torri.
Angkor è una tappa imperdibile da vedere in Cambogia. Di seguito condividiamo alcuni dei luoghi più emblematici, capaci di raccontare la grandezza di un impero che un tempo dominava il Sud-Est asiatico.
Angkor Thom
La prima tappa ci porta all’imponente Angkor Thom, l’antica città fortificata, il cui ingresso principale è incorniciato da enormi porte sorvegliate da figure mitologiche. All’interno, la Terrazza degli Elefanti racconta la storia di un re che, da qui, osservava le processioni e l’addestramento degli animali.
Srah Srang
A pochi passi di distanza si apre il maestoso Srah Srang, conosciuto come il “bagno reale”, che si estende per quasi un chilometro. Secondo un’antica iscrizione del X secolo, la sua funzione era quella di fornire vita e acqua a uomini e animali, elefanti esclusi. Un luogo che non era solo una riserva d’acqua, ma anche un importante punto di incontro spirituale.
Ta Prohm
Ma il vero enigma si trova a Ta Prohm, un tempio in cui natura e storia si fondono in modo spettacolare. Alberi di ceiba e fichi strangolatori emergono dalle fessure delle rovine, intrecciando le loro radici attorno ai muri, come se la giungla volesse riprendersi il suo spazio tra i templi. Camminare qui è come muoversi dentro un sogno, dove pietra e rami si confondono, creando un’atmosfera magnetica e misteriosa. Lara Croft è passata da qui, e grazie al cinema il mondo intero ha scoperto la grandezza di questi templi.

Bayon
Non meno impressionante è Bayon, con le sue 37 torri decorate da giganteschi volti del Bodhisattva Lokesvara, che ci osservano da ogni angolazione, come silenziosi guardiani di questo regno spirituale.
Banteay Srei
Eppure, se c’è un tempio che lascia un segno indelebile, è Banteay Srei. Considerato il più delicato e raffinato di tutti, questo tempio in arenaria rosa, scolpito oltre mille anni fa, colpisce per le sue incisioni minuziose, dalle dita delle apsara ai denti degli dèi scimmia, ciascuno piccolo come un chicco di riso. La perfezione di Banteay Srei lascia senza fiato qualsiasi viaggiatore, che potrebbe trascorrere un’intera giornata ad ammirarne i dettagli e a immaginare le storie racchiuse nelle sue sculture.
Angkor non è solo una destinazione, è un incontro con la storia, la natura e la magia di un mondo che, per quanto lontano, continua a respirare in ogni suo angolo.

Angkor Wat all’alba
Può darsi che Instagram o TikTok abbiano trasformato in miti da viaggio esperienze che, una volta sul posto, rischiano di deludere, ma ad Angkor Wat questo non succede affatto. Nonostante la sua enorme popolarità e le code che spesso si formano all’ingresso del complesso, assistere all’alba qui è un’esperienza che, di sicuro, non si dimentica.
Da Siem Reap, la città più vicina alle rovine, intorno alle 5 del mattino, l’ora di punta, autobus, moto e persino tuk-tuk si accalcano per partire prima ancora del sole. E ne vale la pena: i primi raggi colorano il cielo di sfumature rosa, rosse e violacee, rendendo più nitidi i profili delle torri del tempio, simili a pannocchie di mais. In un istante sospeso tra il mistico e il magico, il sole fa capolino e viene quasi spontaneo pizzicarsi per rendersi conto che, per quanto surreale, ciò che è appena accaduto davanti agli occhi anche del viaggiatore più scettico è reale.
Quando lo spettacolo giunge al termine, il sipario non cala, ma lascia spazio al momento ideale per visitare il sito archeologico con meno affollamento, dato che a quell’ora molte persone rientrano nei propri alloggi per fare colazione.
Bonus track: ci sono anche compagnie che organizzano tour in bicicletta all’interno del complesso, permettendo di spingersi in angoli nascosti che si possono esplorare solo su due ruote.
48 ore a Siem Reap
Siem Reap è la principale porta d’accesso ai templi di Angkor, una città accogliente e un po’ caotica che merita una visita anche oltre il complesso archeologico. Due giorni sono il tempo ideale da dedicare a Siem Reap.
È praticamente impossibile annoiarsi a Siem Reap. Le sue dimensioni la rendono perfetta da esplorare a piedi: è una città piccola e vivace, dove turisti e abitanti del posto si mescolano nelle strade animate, in una spa per concedersi un massaggio rilassante o nei santuari all’aperto. A questo si aggiungono una scena di street food molto dinamica e il mercato centrale, il luogo ideale per fare shopping e scovare qualche occasione tra bancarelle di gioielli e sete.
Cosa vedere a Siem Reap
Non serve scavare a fondo per accorgersi dell’effervescenza creativa di questa città. Siem Reap è ricca di gallerie d’arte e caffè come Tribe, che espone opere di artisti internazionali, tra cui il celebre street artist Pure Evil, accanto ai lavori di creativi locali. Ci sono poi piccoli e ottimi hotel e ristoranti che sono anche scuole di ospitalità per giovani provenienti da contesti svantaggiati, come Marum, Spoons e Sala Baï.
E se vuoi vivere in modo ancora più personalizzato la vivace scena gastronomica locale, l’ideale è partecipare al tour Khmer Fine Dining, che permette di spostarsi in tuk-tuk privato tra ristoranti, caffè e bar più informali.
Nessuno dovrebbe lasciare Siem Reap senza aver assaggiato i piatti più iconici della cucina cambogiana, come l’amok di pesce, il curry tradizionale di cui è possibile imparare la ricetta partecipando a una lezione di cucina. Lily’s Secret Garden è una piccola e accogliente scuola culinaria situata in un villaggio khmer appena fuori dal centro città.

Dove dormire a Siem Reap
Il riposo perfetto si trova in uno dei due hotel più iconici e lussuosi della città. È curioso, infatti, come negli ultimi anni Siem Reap si sia trasformata anche in una destinazione di lusso. Ne sono un esempio i cinque stelle Amansara e Raffles Grand Hotel d’Angkor. Il primo, appartenente alla catena Aman, è un’ex residenza reale riconvertita in un’oasi di tranquillità che unisce l’architettura khmer classica degli anni ’60 all’inconfondibile servizio Aman, alla gastronomia cambogiana e a un lusso discreto. Inoltre, gode di una posizione privilegiata vicino ad Angkor Wat, nel cuore di Siem Reap.
È però il Raffles Grand Hotel d’Angkor a detenere probabilmente il primato della fama. Questa storica proprietà degli anni Trenta ha attraversato tutte le fasi più complesse della storia recente della Cambogia, ospitando personaggi illustri come Charlie Chaplin, Somerset Maugham, i Clinton e Michelle Obama. Dopo la ristrutturazione del 2019, resta un vero monumento storico e un autentico hotel di lusso, dotato dei più moderni servizi.
E se tutto questo non bastasse, nei dintorni di Siem Reap, a un paio d’ore di taxi, si trova l’affascinante Battambang, di cui parleremo più avanti nel dettaglio. Con i suoi edifici coloniali francesi dal fascino decadente, i caffè e l’atmosfera rilassata, è la meta ideale per una gita in giornata.
Phnom Penh, la resilienza di una città
La capitale della Cambogia, Phnom Penh, è un vero crocevia tra passato e presente. Offre un’atmosfera rilassata e affascinante, tra il lungofiume che costeggia il fiume, l’architettura coloniale francese e una vivace cultura dei caffè. Il lungofiume si presta perfettamente a essere esplorato a piedi, mentre per gli altri spostamenti il modo migliore è il tuk-tuk, un mezzo che si può, anzi si deve, utilizzare senza esitazioni, perché rappresenta il sistema di trasporto urbano più pratico e autentico.

Musei a Phnom Penh
Qui la storia recente si percepisce con forza in luoghi come il Museo del Genocidio di Tuol Sleng e i Killing Fields di Choeung Ek, che raccontano senza filtri gli orrori del regime dei Khmer Rossi.
Merita una visita anche il Museo Nazionale della Cambogia, che ospita un’eccellente collezione di arte e scultura khmer. Tra i pezzi più significativi spiccano una statua di Jayavarman VII e una coppia di scimmie provenienti da Koh Ker. Un buon consiglio da tenere a mente è quello di affidarsi a una guida direttamente all’ingresso: il costo è contenuto, l’approccio è cordiale e l’esperienza risulta molto più approfondita rispetto a una semplice audioguida.
E per quanto si possa partire preparati, è impossibile esserlo davvero per la visita a Tuol Sleng e Choeung Ek, entrambi luoghi simbolo del genocidio perpetrato dai Khmer Rossi quasi 50 anni fa.
Gastronomia a Phnom Penh
Gli amanti del buon cibo trovano qui una sorta di nirvana culinario. Per iniziare al meglio, non c’è niente di meglio che cominciare la giornata al mercato centrale di Phnom Penh, facendo colazione nell’area food del mercato o tra le bancarelle di street food nei dintorni. È qui che si scopre cosa mangiano davvero i cambogiani ogni giorno, dal maiale alla griglia servito su riso con salsa agrodolce e cetrioli croccanti, fino al nom banh chok, spaghetti di riso freschi con verdure di stagione.
Kravanh
Un’esperienza gastronomica di alto livello ma a prezzi accessibili, come quella offerta da Kravanh, è difficile da dimenticare. Il lavoro di recupero e valorizzazione della cucina cambogiana qui è davvero riuscito. Tra i piatti più apprezzati del menu spiccano le lumache amok che, sebbene possano essere preparate anche con pesce bianco avvolto in foglia di banana e cotto al vapore, nella versione con le lumache sorprendono ancora di più.
Rosewood Phnom Penh
Dalla sua inaugurazione nel 2018, il Rosewood Phnom Penh è diventato immediatamente un nuovo simbolo della storica capitale cambogiana. Situato in cima alla Vattanac Capital Tower, un grattacielo di 39 piani, questo hotel contemporaneo regala spettacolari viste a 360 gradi sulla città, dal quartiere coloniale francese a nord fino al Palazzo Reale a sud-est.
L’esperienza di stile inizia già ai piedi della torre, dove si trova l’unico centro commerciale di lusso del Paese, e prosegue salendo fino alla lobby dell’hotel, al 35° piano. Essendo l’edificio più alto della Cambogia, il Rosewood Phnom Penh è anche un punto di ritrovo molto amato dai locali, attratti dai piatti in stile izakaya di Iza, dalla cucina francese da bistrot e dai sapori cambogiani della Brasserie Louis, dalla cucina cinese contemporanea di Zhan Liang e dall’eccellente selezione di carni alla griglia e vini di Cuts, situato al 38° piano.
Battambang
Allontanandosi dal circuito turistico più convenzionale della Cambogia, il Paese continua a sorprendere. A ovest, a circa due ore di strada da Siem Reap, si trova Battambang, capoluogo di provincia dal fascino classico e pittoresco, fatto di architetture d’altri tempi e pagode affacciate sul fiume. E la cosa migliore è che, pur essendo una delle città più grandi del Paese, resta ancora poco battuta dal turismo.

Cosa vedere a Battambang
A Battambang, affascinanti edifici dell’epoca coloniale costeggiano le strette viuzze del centro, compreso il “quartiere pedonale” vicino al mercato, dove gallerie di arte contemporanea, caffè locali e internazionali, negozi e bar si concentrano nelle antiche case commerciali. Battambang è il luogo ideale per esplorare l’architettura e la vivace scena artistica della zona, scoprire la cucina locale e usarla come base per escursioni nella campagna circostante.
La vita rurale a Battambang e i villaggi galleggianti
Appena fuori città, il paesaggio cambia rapidamente e si trasforma in un susseguirsi di villaggi e risaie, uno dei modi migliori per entrare in contatto con la Cambogia più autentica. La campagna nei dintorni custodisce rovine di epoca angkoriana, grotte, montagne, cascate e il celebre “treno di bambù”. Poco distante, il lago Tonlé Sap pulsa come il cuore della Cambogia. Sulle sue acque vivono intere comunità in case galleggianti, adattate al ritmo delle piene e dei ritiri dell’acqua. Navigare tra questi villaggi significa scoprire uno stile di vita diverso, scandito dall’acqua e dalla solidarietà.
Gastronomia a Battambang
Anche se gli ispettori Michelin probabilmente non faranno tappa a Battambang, l’offerta gastronomica è semplice ma interessante e varia. I ristoranti locali offrono buona qualità a prezzi accessibili, come dimostrano locali come White Rose e Chinese Noodle Dumpling. Non mancano proposte un po’ più ricercate, soprattutto nella zona del Distretto Pedonale, come Choco l’Art, Bar Libations e Vintage. In tutti è possibile assaggiare piatti come il lok lak, manzo saltato con salsa al pepe, un grande classico della cucina cambogiana.
Il mercato notturno, sulla riva del fiume di fronte a Phsar Nath, è il posto ideale per provare la cucina locale. Sebbene bancarelle e caffè siano frequentati soprattutto da residenti, l’atmosfera è accogliente anche per i viaggiatori e i prezzi sono molto contenuti. Si trovano noodles, zuppe, panini, frullati di frutta cambogiana e molto altro. Avvicinandosi al Museo Provinciale di sera, si incontra un altro gruppo simile di stand gastronomici. Qui lo street food è una vera religione.
Cosa vedere in Cambogia, le spiagge
La Cambogia più paradisiaca, quella di spiagge e isole private, è forse la meno attesa. E se è vero che le sue coste non possono competere con le isole da cartolina della Thailandia, il Paese ha comunque molti punti a favore, tra cui la capacità di aver fermato il tempo, o almeno di averlo rallentato. Per decenni, infatti, la costa cambogiana ha conservato i suoi contorni naturali, anche grazie alle sue imperfezioni, una costa rocciosa e selvaggia, acque mosse e poche spiagge.
Hotel sulla costa della Cambogia
Strutture come il Six Senses di Koh Krabey dimostrano che oggi le cose sono cambiate e che anche qui è possibile viaggiare per rilassarsi e concedersi una pausa di puro benessere. Questo pioniere della sostenibilità ha portato sulla costa meridionale della Cambogia un nuovo rifugio insulare, attirando viaggiatori stanchi dei templi grazie a esperienze dedicate al wellness, sport acquatici e a una raffinata proposta di cucina locale.
Il raffinato Six Senses, che dispone di sole 40 ville, si trova su 12 ettari di isola privata ai confini del Parco Nazionale di Ream, nel sud della Cambogia, a soli 15 minuti di motoscafo dalla terraferma. Le acque che lo circondano, parte del Golfo della Thailandia, sono calde tutto l’anno, anche se leggermente più mosse di quanto ci si potrebbe aspettare.

Oggi sono stati inaugurati nuovi hotel anche sulla terraferma, ma per molto tempo le isole della costa sono rimaste il regno dei villaggi di pescatori e della giungla tropicale. L’isola privata di Song Saa è stato il primo resort di lusso a stabilirsi in questo arcipelago. Questo splendido resort è un pioniere del lusso etico sulla costa meridionale della Cambogia.
Si tratta davvero di un luogo remoto, incastonato nel cuore dello scintillante arcipelago di Koh Rong. Ospita 24 spaziose ville con tetti in paglia, una spa suggestiva e un’ampia selezione di esperienze locali uniche. Un eco-resort dove dormire letteralmente sul mare e sentirsi Robinson Crusoe per qualche giorno, con tutti i comfort, naturalmente.
Altre cose da vedere in Cambogia
Lungo la costa cambogiana si susseguono diversi centri costieri interessanti, come Kampot, un tranquillo rifugio sulle rive del fiume Teuk Chhu, caratterizzato da botteghe di architettura cinese e ville coloniali francesi un po’ trascurate, ma dal fascino irresistibile. Proseguendo verso sud si arriva a Kep, dove vale la pena noleggiare una bicicletta per percorrere la strada costiera e ammirare le ville sul mare degli anni ’50 e ’60, oggi abbandonate, che un tempo appartenevano all’aristocrazia cambogiana e agli espatriati francesi.

Qual è il periodo migliore per viaggiare in Cambogia
Il momento migliore per viaggiare nel Sud-Est asiatico dipende sempre dal tipo di viaggio che vuoi fare, ma è importante tenere conto delle stagioni di ogni Paese. In Cambogia, il clima è influenzato dal monsone tropicale, che divide l’anno in diverse stagioni.
Stagione secca (da novembre a marzo)
È il periodo migliore per viaggiare. Le temperature sono più miti, tra i 20°C e i 30°C, il cielo è spesso sereno e le piogge sono rare. È il momento ideale per visitare i templi di Angkor ed esplorare il Paese in tutta tranquillità. Va però considerato che è alta stagione, quindi si incontrano più turisti e i prezzi di hotel e voli tendono a essere più elevati.
Stagione calda (da aprile a giugno)
Le temperature salgono e superano facilmente i 35°C, soprattutto tra aprile e maggio. Anche se il caldo può essere intenso, le piogge sono scarse, permettendo di viaggiare senza particolari difficoltà. È una buona alternativa se vuoi evitare le folle dell’alta stagione e approfittare di prezzi più convenienti.
Stagione delle piogge (da luglio a ottobre)
Coincide con il periodo del monsone, con piogge frequenti, spesso concentrate nel tardo pomeriggio, maggiore umidità e meno ore di sole. In compenso, è una stagione con meno turismo, i paesaggi sono più verdi e i templi appaiono particolarmente suggestivi immersi nella vegetazione. Inoltre, i prezzi scendono in modo significativo.
In generale, il periodo migliore va da novembre a marzo, quando il clima è più piacevole. Tuttavia, se cerchi un viaggio più economico, meno affollato e ricco di paesaggi verdi, anche viaggiare durante la stagione delle piogge può rivelarsi un’esperienza davvero speciale.
Quanti giorni servono per visitare la Cambogia?
La durata ideale del viaggio dipende dagli interessi di chi viaggia, perché in Cambogia c’è davvero molto da vedere. In generale:
3–5 giorni: sufficienti per visitare Siem Reap e esplorare i principali templi di Angkor, inclusi Angkor Wat, Bayon e Ta Prohm.
7–10 giorni: permettono di combinare Angkor con Phnom Penh, la capitale, dove spiccano il Palazzo Reale, la Pagoda d’Argento e i musei storici.
2 settimane o più: ideali per chi desidera un itinerario più completo, aggiungendo mete meno turistiche come Battambang, Kampot, Koh Rong (isola paradisiaca nel Golfo di Thailandia) o i parchi naturali del nord-est del Paese.
In sintesi, se vuoi vedere solo l’essenziale, dedica almeno 4 o 5 giorni. Ma se cerchi un’esperienza più profonda che unisca templi, storia, natura e spiagge, il consiglio è di prevedere almeno 10 giorni. Se hai più tempo a disposizione, ti consigliamo di esplorare un itinerario di 15 giorni tra Vietnam e Cambogia.
Scopri la Cambogia assicurato con Heymondo
Ora sai cosa vedere in Cambogia e hai capito che non è solo una meta da visitare: è un viaggio che si sente in ogni angolo. Dalla maestosità di Angkor Wat all’alba, passando per l’energia vibrante di Phnom Penh, fino alla calma delle sue spiagge e isole paradisiache, questo Paese unisce storia, cultura e natura in modo unico.
Ma come in ogni viaggio, gli imprevisti possono capitare: un volo in ritardo, una malattia durante il percorso o un problema con il bagaglio all’arrivo. Per questo, avere un’assicurazione viaggio vi dà la tranquillità di sapere che siete sempre protetti. Con Heymondo viaggiate con la sicurezza di avere incluso:
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